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Osservatorio Agcom: prezzi e investimenti

October 12, 2015

 

Gli ultimi dati dell’Osservatorio trimestrale Agcom mostrano che il settore nel suo complesso riprende a crescere o riduce le tendenze negative. La spinta concorrenziale, nella rete fissa e in quella mobile, si riflette in un vantaggio per i consumatori e in una crescita dell’offerta a banda larga e ultra larga, tuttavia ancora lontana, come dato medio, dagli obiettivi dell’agenda digitale. 

Nel segmento degli accessi di rete fissa prosegue la duplice dinamica già in atto da tempo; da un lato il complesso delle linee si riduce, dall’altro la loro ripartizione tra gli operatori vede crescere la quota attribuibile agli operatori alternativi all’incumbent. In particolare, nel periodo che va da giugno 2014 a giugno 2015 il numero di accessi su rete fissa è diminuito di circa 510.00 unità, pari al – 2,4%. Osservando invece la dinamica su un periodo di 5 anni, il numero di linee su rete fissa è diminuito dell’8,8%, passando da 22,34 milioni di accessi nel giugno 2011 ai 20,30 milioni nel giugno 2015. Per quanto riguarda il grado di conocrrenza, Telecom Italia, nonostante detenga ancora circa il 59% delle linee, ha perso in un anno circa 750 mila linee, mentre gli altri operatori ne hanno guadagnate circa 240 mila, con una conseguente riduzione della concentrazione nella struttura di mercato.

E’ tuttavia Interessante notare la crescita degli accessi degli altri operatori che avvengono tramite rete propria, in modalità Fixed Wireless e tramite fibra; nonostante tali linee siano solo il 4,6% del complesso, la loro crescita rappresenta una tendenza senza dubbio auspicabile in un’ottica di incremento della banda ultra larga e in una sempre maggiore apertura del mercato alla concorrenza.

In relazione agli accessi di rete fissa a larga banda, su base annua si registra una crescita del 3,1% raggiungendo i 14,64 milioni. Un dato positivo dopo la sostanziale inerzia del quinquennio precedente. Considerando un periodo di 5 anni, infatti, gli accessi a larga banda su rete fissa sono cresciuti del 7,8%. D’altra parte la crescita degli accessi tramite tecnologie alternative a quelle DSL, ancorché evidente è confinata all’11% circa del totale degli accessi a larga banda. Tale dinamica in parte si riflette nella ripartizione delle linee per classi di velocità, tra le quali quelle che prevedono un accesso a velocità superiori ai 10 Mps hanno fatto registrare una crescita del 36,8% su base annua.

Per quanto attiene al settore della telefonia mobile, i dati dall’Osservatorio mostrano un calo del numero di SIM che a giugno 2015 ha raggiunto una consistenza di 93,2 milioni rispetto ai 95,8 milioni di SIM rilevate un anno prima. Tale riduzione riguarda le utenze residenziali dal momento che le utenze business hanno registrato, nello stesso periodo, un aumento di circa 600 mila SIM (600.000); tuttavia, il numero di SIM residenziali rappresenta circa 84,4% del complesso di SIM. Interessante notare che la diminuzione delle utenze riguarda gli operatori infrastrutturati, cosiddetti MNO (Mobile Network Operator), cioè operatori dotati di una propria rete mobile, mentre gli operatori virtuali (MVNO – Mobile Virtual Network Operator) hanno fatto registrare una leggera crescita, circa 100 mila linee, arrivando a contare per il 7% circa del complesso delle SIM. La configurazione di mercato, in particolare per quello che riguarda il segmento residenziale, si caratterizza per la presenza di 3 operatori che detengono quote di mercato molto simili comprese tra il 26 e il 27,5% e mostra, su base annua, un ulteriore calo dei primi due operatori. Ma ciò che appare rilevante, in questo ambito, è la crescita, sia in termini di traffico sia in termini di numero, delle SIM con accesso ad Internet. Nel periodo giugno 2014 - giugno 2015 il numero di SIM con traffico dati è cresciuto del 13,7% raggiungendo i 45,8 milioni di unità. Di queste il 78,7% riguarda tipologie contrattuali che prevedono uno specifico piano di traffico dati. Ne deriva una conferma della ‘fame da capacità’ della banda larga mobile, un dato destinato a crescere e inevitabilmente connesso all’integrazione con la banda larga offerta dalla rete fissa.

La crescente domanda di accesso a Internet interessa anche il settore dei media, nel quale si registra una sempre maggiore sovrapposizione di Internet agli strumenti tradizionali, TV, radio e quotidiani. Dal 2010 al 2015 i cittadini che utilizzano Internet come mezzo per accedere alle informazioni è cresciuto di quasi 16 punti percentuali passando dal 38,2% della popolazione al 54,1%. Tale crescita non scalfisce il ruolo della TV che, similmente a quanto avviene in altri paesi, resta lo strumento più utilizzato per informarsi per circa il 98% dei cittadini. Possibili ripercussioni, invece, possono ravvisarsi per il settore dei quotidiani che, sulla scia di quanto avviene da qualche anno, mostra su base annua un’ulteriore riduzione delle copie vendute di circa il 9,5%.

Le dinamiche dei diversi settori delle comunicazioni si riflettono, infine, sull’andamento dei prezzi dei diversi servizi considerati. L’indice sintetico dei prezzi Agcom (ISA), che comprende un paniere complesso di tutti i prezzi dei servizi oggetto di indagine da parte dell’Agcom, prezzi dei servizi postali, degli apparecchi e dei servizi di telefonia fissa e mobile, il canone radiotelevisivo, i prezzi della pay-TV, i prezzi dell’editoria quotidiana e periodica, mostra un andamento più virtuoso e in controtendenza rispetto all’indice generale dei prezzi al consumo.

Scendendo più nel dettaglio, risultano in forte diminuzione i prezzi di telefonia mobile sia per la parte relativa ai servizi, sia per quella relativa ai terminali, mentre per gli altri settori l’andamento dei prezzi si avvicina maggiormente a quello fatto registrare dall’indice generale dei prezzi, fatta eccezione per i giornali che mostrano una forte tendenza al rialzo.

Tale andamento potrebbe generare una serie di trade off tra efficienza statica e dinamica visto che da un lato la discesa dei prezzi rappresenta un fattore positivo per il benessere dei consumatori, ma dall’altro prezzi troppo bassi potrebbero ridurre l’attrattività degli investimenti.

Dal confronto tra i dati dell’Osservatorio trimestrale Agcom riferiti al giugno 2015 e la consultazione Infratel sui piani di investimento degli operatori in reti a banda larga e ultralarga emerge un quadro complessivo dei possibili scenari e delle prospettive della rete fissa nel prossimo quinquennio, anche grazie all’adozione del Piano del Governo.

 

Articolo di Antonio Nicita pubblicato su CorriereComunicazioni il 20/10/15

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