• Antonio Nicita

Qual è il prezzo di una news?

Gli ultimi mesi di questo 2020 saranno ricordati, negli anni a venire, anche per l’ondata di decisioni antitrust e nuove regolazioni avverse alle cosiddette Big Tech. Negli Stati Uniti due casi antitrust sono stati aperti contro Google e Facebook. In Europa contro Amazon. Il Regno unito e la Commissione europea annunciano nuove proposte regolatorie per le grandi piattaforme. A questo quadro, si è aggiunto anche il governo australiano con una iniziativa che va ben oltre il difficile equilibrio raggiunto in Europa con la direttiva europea copyright: l’introduzione di un meccanismo mandatory(cioè obbligatorio) per la definizione del giusto prezzo che le piattaforme dovrebbero corrispondere alle testate per i contenuti diffusi on line. L’iniziativa è inserita nel News Media and Digital PlatformsMandatoryBargaining Code e punta a fissare un meccanismo di definizione di un prezzo equo nel caso in cui la libera contrattazione tra testate e piattaforme dovesse fallire. In quel caso un arbitro indipendente verrebbe chiamato, obbligatoriamente, a definire il prezzo. A corollario di questo meccanismo, ogni modifica dell’algoritmo utilizzato dalle piattaforme dovrebbe essere comunicata e resa trasparente almeno due settimane prima. Si tratta, quindi, di una trigger rule che punta a incentivare le parti coinvolte a trovare un accordo. Il che significa, non soltanto, come avvenuto in passato, riconoscere il ruolo dei contenuti prodotti dalle testate giornalistiche nel generare ‘attenzione’ verso le piattaforme, ma anche superare accordi ‘macro’, una tantum, ed entrare nel dettaglio di come si crea valore da un determinato contenuto. Una circostanza che, a sua volta, comporta la comprensione dettagliata, e misurata, del funzionamento degli algoritmi. Non a caso, sia Google che Facebook si sono dichiarate contrarie alla natura obbligatoria dello strumento, evidenziando come le cosiddette “esternalità positive”, cioè i benefici economici indiretti, viaggino nel doppio senso di marcia: non solo dalle testate verso le piattaforme, ma anche da queste ultime verso le testate.

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